io ho molte idee al riguardo, ma siccome sono incazzata nera (ops si può dire??) meglio se mi astengo dal commentare (al momento).
Il governo: daremo navi, aerei
e basi militari. Frattini preme:
"Non possiamo restare esclusi
dalla comunirtà internazionale"
ROMA
Quirinale, Palazzo Chigi, maggioranza e opposizione: il mondo istituzionale e politico si schiera in favore della partecipazione dell’Italia ad un’eventuale coalizione che consenta l’applicazione della "no fly zone" decisa dalle Nazioni Unite, ma con due vistose eccezioni al voto in Parlamento: l’assenza della Lega Nord di Bossi e l’astensione dell’Italia dei Valori di Di Pietro.
Berlusconi cauto
Ma anche fra chi si convince della necessità di questo passo difficile, si colgono sfumature diverse: Silvio Berlusconi, ad esempio, si schiera in favore di una linea che potrebbe portare i caccia italiani a bombardare la Libia, ma con un "disagio" che il Cavaliere in privato non nasconde. La preoccupazione del capo del governo, racconta chi ha potuto ascoltarlo, nasce da una riflessione che è così riassumibile: rischiamo di entrare in guerra con un Paese con il quale fino a qualche settimana fa c’era un trattato di amicizia; il nostro Paese, inoltre, è certamente quello più esposto alle possibili ritorsioni di Gheddafi, sia sotto il profilo dei flussi migratori che sotto quello di rappresaglie militari.
Lo strappo del Carroccio
Bossi fa sapere che la Lega è più vicina alle posizioni caute della Germania («siamo perplessi»), che non a quelle interventiste di Francia o Gran Bretagna. E Calderoli, l’unico leghista presente in Cdm, dà seguito a tale posizione astenendosi. La svolta arriva nel pomeriggio: il Governo ritiene «indispensabile» autorizzare ogni opportuna iniziativa, compresa «la concessione in uso di basi militari esistenti sul territorio nazionale», recita il comunicato in cui si precisa che «ogni decisione viene adottata in accordo» con il Quirinale e che il Parlamento sarà «costantemente informato». E così avviene: La Russa e Frattini si recano in Senato per ottenere il via libera della commissione congiunta Esteri e Difesa. Cosa che avviene in modo piuttosto rapido.
Il voto
Il ministro degli Esteri spiega che la partecipazione attiva può tradursi nell’uso di «basi e non solo». La Russa fa capire che l’Italia è pronta a raid aerei. La Lega non partecipa al voto, l’Idv si astiene. La stessa scena si ripete a Montecitorio dove però mancano anche i deputati di "Iniziativa Responsabile". Solo per problemi «logistici» si affretta a precisare il capogruppo, Luciano Sardelli. Il Pdl tenta di ridimensionare l’assenza del Carroccio, ma è evidente il tentativo di Bossi di smarcarsi dal Pdl. Una distanza resa ancor più evidente dall’atteggiamento dell’opposizione: il Pd, con Pier Luigi Bersani, si dicono pronti a sostenere il ruolo attivo dell’Italia, anche se Massimo D’Alema, un pò come Berlusconi, chiede l’intervento della Nato a protezione della Penisola. Anche il Terzo Polo, infine, sostiene la linea del governo, ma chiede al governo chiarezza sulla posizione del Carroccio.
Le tensioni nel governo
Anche il governo, sempre a Montecitorio, si fa attendere oltre un’ora e alla fine, dopo il voto, il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, conversando con i cronisti, non risparmia critiche alla Lega affermando che, se si hanno tanto a cuore le sorti delle «imprese del Nord», bisognerebbe occuparsi anche degli sbocchi che si possono garantire a queste ultime nel Mediterraneo prendendo a cuore il benessere delle popolazioni di paesi come la Libia. E mentre il centrodestra si divide, come ribadisce l’opposizione, l’Idv si astiene perchè, come spiega Fabio Evangelisti, è assurdo da parte del governo chiedere di votare la risoluzione dell’Onu senza prima aver detto con chiarezza ed esplicitamente che il Trattato bilaterale firmato da Gheddafi e Berlusconi è decaduto visto che nel testo si prevede, tra l’altro, l’impegno dell’Italia a non mettere mai a disposizione le basi militari per attacchi contro la Libia. I dipietristi, così, presentano una risoluzione di minoranza nella quale si dà parere favorevole a quella dell’Onu, ma prima si chiede che l’esecutivo prenda posizione sul Trattato. In commissione però il documento viene respinto.
Sul piatto navi, aerei e basi militari
L'Italia metterà quindi a disposizione almeno cinque navi, sette basi e cacciabombardieri in grado di distruggere le postazioni antiaeree quando scatterà la "No fly zone" sulla Libia. «Non ci limiteremo a dare le chiavi di casa nostra ad altri perchè ne facciano quello che ritengono più opportuno», ha detto in Parlamento il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Insomma, non solo basi. L’Italia, ha infatti sottolineato La Russa nelle sue comunicazioni alle Commissioni riunite di Camera e Senato, dispone di «una forte capacità di neutralizzare radar e ipoetici avversari» in Libia «e su questo potrebbe esserci una nostra iniziativa: possiamo intervenire in ogni modo», ha detto. «L’Aeronautica militare è a disposizione per evitare che la popolazione civile subisca bombardamenti».
«Autorizzato l'utilizzo della forza»
In serata anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha ribadito il concetto: «La violazione della no fly zone - ha detto - farebbe scattare l’attacco a postazioni radar, o a postazioni militari di contraerea» e, dovendo svolgere questo compito, «i mezzi italiani non sono da meno degli altri». Si tratta di quella che tecnicamente viene chiamata capacità SEAD, cioè "soppressione delle difese aeree nemiche": è ciò che l’Italia ha già fatto con i raid aerei in Kosovo e che potrebbe apprestarsi a ripetere in Libia. Questa volta non con la Germania, come avvenne nei Balcani, ma insieme ad altri Paesi dotati di "assetti idonei", Usa e Gran Bretagna in testa. «Se la Nato organizzerà una "no fly zone" - ha assicurato il ministro della Difesa - noi ci saremo, se lo faranno altri Paesi noi parteciperemo». Discorso analogo per il «blocco navale» volto a garantire l’embargo, che grazie alla risoluzione approvata la scorsa notte «ha ora un titolo giuridico per l’utilizzo della forza».
Le basi interessate
Di questo dispositivo, sia se organizzato dalla Nato sia se frutto di un’iniziativa multilaterale, l’Italia farà sicuramente parte con diverse unità, già mobilitate a vario titolo in relazione alla crisi Libica. La portaerei Garibaldi (con a bordo i caccia Av8) è salpata oggi da Taranto per dislocarsi in Sicilia, mentre nave Libra attraccherà domani in un porto libico con aiuti umanitari. Mobilitato anche il caccia Andrea Doria, che si occuperà della difesa aerea, e due unità che sono attualmente inserite nella Snmg1, la forza marittima della Nato: la fregata Euro e il rifornitore Etna. Tornando alle basi aeree - che secondo Frattini «saranno la chiave» per il successo dell’intervento della coalizione internazionale in Libia - il ministro La Russa ha spiegato che sono sette quelle messe a disposizione dall’Italia: Amendola (dove sono schierati i caccia Amx e i velivoli senza pilota Predator), Gioia del Colle (base dei nuovi caccia Eurofighter, schierati anche a Grosseto), Sigonella e Aviano (due basi che servirebbero essenzialmente ad ospitare ’assettì di altri Paesi), Trapani (aeroporto specificatamente attrezzato per gli aerei radar Awacs e sede di caccia intercettori F-16), Decimomannu (base logistica) e Pantelleria (la base aerea più vicina alla Libia).
«Nessun limite restrittivo all’intervento»
L’Italia, ha detto La Russa, metterà a disposizioni le basi non più solo per operazioni umanitarie, ma per attività militari vere e proprie, «senza alcun limite restrittivo all’intervento, se necessario per far rispettare la risoluzione Onu» e salvaguardare i civili. Su questo, ha osservato, non si può traccheggiare, «non possiamo dire "facciamo questo, facciamo quello". Vogliamo contribuire a decidere che cosa si deve fare e una volta deciso vogliamo partecipare in pieno all’attuazione di questa decisione». «Possiamo intervenire in ogni modo - ha ripetuto il ministro della Difesa - con la sola tassativa esclusione di interventi via terra. La risoluzione dell’Onu vieta nella maniera più tassativa questa possibilità: quindi non solo per noi, ma per chiunque, non ci sarà concorso di fanteria, di carri armati, di Lince, di mezzi. Sul territorio libico non ci andrà nessuno».
Fonte:LASTAMPA
Ma l'Italia non ripudia la guerra?
A parte questo particolare costituzionale, non era amicone di Berlu, Ghedda?
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Speriamo bene. Cacciare Gheddafi è un dovere con le buone o le cattive.
ahahahah Simone !![]()
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La guerra non è una soluzione siamo chiari ma stare in ricatto da un personaggio come Gedaffi e BASTA NON SI PUO' vedere un essere che uccide uccide chi è contrario a lui!!!!!
Una soluzione andava fatta spero solo nel minor numero di vuttime possibili e che Geddaffi si arrenda![]()
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ma guardate che è sempre per ragioni economiche che "si alimentano" le guerre in africa, perché sono alimentate dalle superpotenze, mica si autosostengono...agiscono perché ci sono accordi sottobanco sulle materie prime e i metalli in cambio di armi e munizioni
Ultima modifica di a_a; 20-03-2011 alle 01:33
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La guerra è una questione complicata. Affari, geopolitica, diritti umani, etc... le cose non sono necessariamente in contraddizione. E prima di affermare certe cose bisognerebbe essere un po' informati.
Mi spiace leggere le notizie di questa ennesima guerra... L'Italia sarà sicuramente invasa dai fuggitivi... Mah...
Il governo: daremo navi, aerei
e basi militari. Frattini preme:
"Non possiamo restare esclusi
dalla comunirtà internazionale"
Ecco, questa frase iniziale conferma ancora una volta come l'unione europea ci abbia rovinati...Non che non sia giusto contrastare quello psicopatico di Gheddafi e quegli altri psicopatici dei suoi seguaci disposti a fare gli scudi umani per lui, ma si sa che nelle guerre non ci perdono mai i potenti come Berlusconi o Sarkozy (che se tutto va bene sono gli unici a guadagnarci davvero, e del resto com'è stato detto se non fosse stato per interessi economici nemmeno avrebbero pensato ad una cosa simile) , ma i soldati spediti verso la morte e noi poveri civili che non c'entriamo niente...
Così Sarkozy gioca a fare l'eroe obbligandoci a prestarci la nostra terra per far partire le spedizioni e presto noi ne vedremo le atroci conseguenze; se non ci fosse stata l'unione avrebbe dovuto arrangiarsi da solo e far rischiare unicamente la sua nazione, se proprio ci teneva tanto...
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