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  • Chetenefrega
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    E ancora (stesso autore e stesso libro)
    "C'è così poco da ricordare di ciascuno, un aneddoto, una conversazione a tavola. Ma a ogni ricordo si ritorna più e più volte e ogni parola, per quanto casuale, si inscrive nel cuore, nella speranza che il ricordo si attui un giorno, e diventi carne.
    Non voleva ricordarmi. Preferiva di gran lunga la mia semplice, ordinaria presenza, per quanto silenziosa e goffa io potessi essere. Perché così poteva guardarmi senza forti emozioni: una forma familiare, una faccia familiare, un silenzio familiare. Poteva dimenticare che ero nella stanza. Poteva parlare tra sé, o a qualcuno nei suoi pensieri, con piacere e animazione, anche mentre sedevo accanto a lei - a tanto si spingeva la nostra intimità, fino al punto che lei non si dava per me alcun pensiero"

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  • Chetenefrega
    replied
    "I ricordi sono per loro natura frammentari, isolati, e arbitrari come le visioni fugaci che si hanno di notte da una finestra illuminata. (...)
    Così le scarpe vengono indossate e gli sgabelli usati per sedersi e alla fine tutto viene lasciato dov'era e lo spirito lo procede. (...).
    Proprio come il vento nel frutteto solleva foglie da terra come se non ci fosse altro di bello all'infuori dee foglie marroni, come se volesse adornarsi, vestirsi, incarnarsi, in ghirigori di polverose foglie marroni di melo, per poi lasciarle cadere tutte in un mucchio sul fianco della casa. (...)
    E poi, chissà perché, tutta la nostra famiglia amava mantenere le distanze.
    Questa era la definizione più imparziale delle nostre migliori qualità, e la descrizione più gentile dei nostri peggiori difetti. Che fossimo autosufficienti, ce lo ricordava sempre la casa.
    (...) Mentre mangiavamo guardavamo la e ascoltavamo i grilli, che a quell'ora erano sempre innaturalmente rumorosi, forse perché erano entro i confini che la luce proiettava intorno a noi, o forse perché un senso fa da scudo agli altri e noi avevamo perso la vista.
    (...) Io andavo nei boschi per amore dei boschi mentre, sempre più, Lucille sembrava patirvi un esilio.
    Credo che il buio le piacesse tanto per la sua capacità di ammorbidire, lisciare. Sembrava detestasse lo squilibrio tra una stanza piena di luce e un mondo pieno di buio.

    Desiderare ardentemente e avere sono due cose simili tra loro quanto un oggetto e a sua ombra. Perché quando mai un frutto si rompe sulla lingua con più dolcezza di quando si muore dalla voglia di assaggiarlo? E quando i nostri sensi conoscono qualcosa più a fondo di quando quella cosa ci manca?

    Chiunque abbia un solido legame umano si compiace di sé in questo modo, ed è proprio questo compiacimento che le persone solitarie adognano e ammirano.

    La solitudine è una scoperta assoluta.

    Ho notato che è quasi intollerabile essere guardati, osservati, quando si è in ozio, Quando si è in ozio e si è anche soli, l'imbarazzo della solitudine si complica all'infinito.

    Considerava l'accumulazione l'essenza stessa della cura della casa, e emanava che che la tesaurizzazione di cose senza valore fosse una prova di scrupolosa frugalità.

    "Le cure domestiche" Marilynne Robinson 😱

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  • Chetenefrega
    replied
    "Le storie narrate da Nestore sono storie di "nostos". "Nostos" è la parola greca per "ritorno a casa", e la forma plurale "nostoi" era il titolo di un poema perduto dedicato al ritorno a casa di re e condottieri greci che avevano combattuto nella guerra di Troia.
    Col tempo, la malinconica parola, così profondamente radicata nei temi dell'Odissea, si sarebbe combinata con un altro termine appartenente al vasto vocabolario greco concernente il dolore, "algos" per fornirci un modo semplice ed elegante di parlare della sensazione dolceamara legata a un certo tipo di desiderio struggente. Letteralmente, questa parola indica "il dolore legato al desiderio di casa", ma come sappiamo, "casa", soprattutto quando invecchiamo, può indicare non solo un luogo ma anche un tempo. La parola è "nostalgia".

    'Un'odissea" - Daniel Mendelsohn

    20 di lacrime versate su queste splendide righe. 😍😭

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  • Chetenefrega
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    "Sapeva dire le cose più nobili negli idiomi più volgari"

    "I miserabili" di Victor Hugo

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  • Sheila Carter
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    Oggi ho iniziato a leggere una saga molto particolare... questa è l'introduzione:

    Spesso le persone si cagano addosso quando muoiono.
    I muscoli si rilassano, l’anima svolazza via e tutto il resto… viene evacuato. Malgrado l’amore che il loro pubblico nutre per la morte, i commediografi di rado ne fanno cenno. Quando l’eroe spira tra le braccia dell’eroina, non richiamano l’attenzione sulla macchia che gocciola lungo le cosce o sul fatto che la puzza le fa venire le lacrime agli occhi mentre si china per dargli il bacio d’addio.
    Lo dico come avvertimento, o miei gentili amici, ché il vostro narratore non condivide tale freno. E se le sgradevoli realtà di uno spargimento di sangue liquefano le vostre interiora, sappiate che le pagine che avete tra le mani parlano di una ragazza che stava all’omicidio come i maestri alla musica. Che riservava al lieto fine lo stesso trattamento di un seghetto all’epidermide.

    (Nevernight - Mai dimenticare - Jay Kristoff)

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  • Chetenefrega
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    "Sentendomi già peculiare per via del mio nome, della mia famiglia, del mio aspetto fisico, volevo assomigliare agli altri in tutto il resto. Sognavo uguaglianza, perfino invisibilità. Invece, costretta a scegliermi uno stile, mi sentivo malvestita, un'eccezione anziché la regola...".
    Quegli abiti avevano una qualità discrepante, sgargiante. Non pesavano quasi niente, eppure pesavano su di me.
    Attraverso questa lotta aspra tra me e mia madre, di lunga durata e senza un esito chiaro, ho provato sulla mia pelle quanto i nostri vestiti, così come la lingua come il cibo, esprimano la nostra identità, cultura, appartenenza.
    Fin da piccola ho imparato che ciò che indossavo mi rendeva, ovunque fossi, 'altra'. Persino a Calcutta, quando uscivo coi miei cugini, a cui fisicamente assomiglio, ero percepita come straniera, apostrofata spesso in inglese.
    Ora, mi vesto come voglio. Ma resta l'ombra di quell'ansia del passato, quella paura di essere malvestita, sbagliata, giudicata. Ogni tanto, mi chiedo ancora se non sarebbe più semplice adottare una sorta di divisa.


    ​​​​​​

    Il vestito dei libri - Jhumpa Lahiri
    Ultima modifica di Chetenefrega; 20-03-2021, 22:39.

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  • Chetenefrega
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    All'epoca in cui aveva iniziato a leggere da sola, la sua storia preferita era Pinocchio, il burattino che con le sue gambette di legno compiva tante avventure. Le piaceva soprattutto la prima parte, quando quelle gambette non erano ancora vive.
    Ciò che univa Agústína e Pinocchio era che il burattino aveva problemi simili ai suoi.
    Pinocchio non poteva resistere alle parole, sembrava che per lui racchiudessero un potere magico. Era la sua debolezza. Lei, al contrario, offriva una resistenza ferrea a moltissime parole, anche se a volte, per definire le immagini presenti nella sua mente, le parole le mancavano.

    "Il rosso vivo del rabarbaro" di Audur Ava Ólafsdottir

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  • Sheila Carter
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    "L'importante è che non avvizzisca il cervello! Molti grandi uomini erano ancora attivi a novant'anni! E sapete perché sono rimasti giovani? Perché avevano ancora dei sogni da realizzare!
    Voi giovani zucche vuote, dovreste vergognarvi! La qualità della vita dipende da ciò che farete! Gli unici limiti alle avventure sono i limiti della vostra immaginazione!"
    Paperon De' Paperoni (non ricordo in quale storia la dica, ma la frase mi piace moltissimo)

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  • Chetenefrega
    replied
    "Si fanno da parte semplicemente, perché la presenza di un adulto distrugge il cerchio, che non è solo un cerchio di bambini: si regge sulla magia dell'infanzia e si infrange quando i grandi vogliono avvicinarsi (è qualcosa che ogni tanto dà ad Alì una stretta al cuore,che ogni tanto darà ad Hamid una stretta al cuore: quella frontiera che si può attraversare una volta sola, in un'unica direzione)."

    "L'arte di perdere - Alice Zeniter

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  • Chetenefrega
    replied
    "Credo che il nero sia stato oppresso dal bianco; la femmina dal maschio; il contadino dal possidente terriero; il lavoratore dal padrone capitale. Ne segue che la femmina nera,operaia e contadina sia il soggetto più oppresso. È oppressa per il colore della sua pelle come i neri di tutto il mondo; è oppressa per il suo sesso come le donne di tutto il mondo; ed è sfruttata e oppressa per la sua classe come gli operai e i contadini di tutto il mondo. È gravata da tre fardelli. Coloro che vogliono lottare per la gente della propria nazione e del mondo devono battersi per l'unità e i diritti della classe lavoratrice nel proprio paese; lottare contro tutte le discriminazioni basate sulla razza,l'etnia,il colore della pelle e le credenze religiose; devono lottare contro tutte le disuguaglianze basate sul genere e combattere di conseguenza per i diritti delle donne a casa,in famiglia,nel paese e nel mondo... "

    Il Mago dei corvi - Ngugi wa Thiong'o

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  • Chetenefrega
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    "I poeti sono i rari schizofrenici che se ne fregano sia della verità che della menzogna. Catturano, trasferiscono, trasformano,salvano il mondo dalla sua miseria,dalla menzogna specchio della verità.

    "L'uomo che schioccava le dita" - Fariba Hachtroudi

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  • Chetenefrega
    replied
    " - Ecco,quello che le persone non capiscono di quando si è deforme in modo repellente o improbabile è che il bisogno di nascondersi è superato da un enorme senso di vergogna per il proprio bisogno di nascondersi. Sei a una festa di laurea e gli invitati fanno una degustazione di vino e sei improbabilmente deforme e l'oggetto delle occhiate che la gente cerca di nascondere perché si vergognano di volerti guardare,e non desideri altro che nasconderti da quegli sguardi sfuggenti,cancellare la tua differenza (...).
    - Ma Don,sei sempre un essere umano, hai ancora voglia di vivere, vuoi avere contatti con la società,da un punto di vista intellettuale sai che non ti meriti di avere meno contatti con la gente e con la società per via del tuo aspetto,sai che nasconderti dagli sguardi degli altri è solo cedere a una vergogna che non è richiesta e ti terrà lontano dal tipo di vita che ti meriti (...).
    - Non fai che nascondere il tuo profondo bisogno di di nasconderti,e lo fai per il bisogno di apparire agli altri come se avessi la forza di fregartene di come appari agli altri. (...) Fingi di accettare la tua deformità. Prendi il tuo desiderio di nasconderti e lo celi sotto una maschera di accettazione."

    "Gran parte delle arti viene prodotta da persone anziane annoiate e sofisticate,e poi consumata da persone più giovani che non solo consumano arte ma la studiano per capire come essere fichi e giusti - e bisogna tener presente che per i ragazzini e per i giovani esser giusti e fichi equivale a essere ammirati e accettati e fare parte di un gruppo e quindi a Non Essere Soli. Lasciamo stare la pressione dei coetanei. Si tratta piuttosto di fame-dei-coetanei. No? Entriamo nella pubertà spirituale quando giungiamo alla conclusione che il grande orrore trascendente è la solitudine,l'esclusione, l'ingabbiamento dell'anima. Una volta arrivato a questa età,daremo e accetteremo qualsiasi cosa,indosseremo qualsiasi maschera per essere a posto,per far parte di qualcosa,per non essere soli,noi giovani. Le arti Usa sono una guida per essere ammessi nel gruppo. Un manuale. Ci viene insegnato come portare una maschera di ennui e ironia logora quando siamo giovani,quando la faccia è abbastanza elastica da assumere la forma di qualsiasi maschera si indossi."

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  • Akimina
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    vedo che stai resistendo... sono curiosa del giudizio finale

    Inviato dal mio Mi A3 utilizzando Tapatalk

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  • Chetenefrega
    replied
    "Ancora una volta tralasci l'importante. Questo appetito do scegliere la morte attraverso il piacere se questa è una scelta possibile - questo appetito del tuo popolo incapace di scegliere gli appetiti, questa è la morte. E quella che tu chiami morte,la caduta: quella è solo una formalità."

    bis

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  • Chetenefrega
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    Originariamente postato da Chetenefrega View Post
    Marathe lo ignorò. "Non siamo tutti fanatici? Dico solamente quello che voi degli Usa fingere di non sapere. Gli attaccamenti sono una faccenda molto seria. Svegli con cautela i tuoi attaccamenti. Scegli il tuo tempio di fanatismo con grande cura. Quello che vuoi cantare come amore tragico e un attaccamento scelto male. Morire per una persona? Questa è follia. Le persone cambiano,partono,muoiono,si ammalano. Ti lasciano, mentono,si arrabbiano, sì ammalano,ti tradiscono,muoiono. La tua nazione ti sopravvive. Una causa di sopravvive.

    Infinite Jest - DFW
    E ancora,sempre da I.J.

    " Le persone bruciate alla nascita,quelle colpite e offese oltre ogni giustizia,finiscono per ripiegarsi nel loro stesso fuoco,o per risorgere. Mario, l'avvizzito, sauriano e omodontico Mario si libra in alto,secondo Hal."



    Scusatemi se vi romperò i capperi man mano con citazioni memorabili da questo libro,ma aspettare a libro finito non è proprio fattibile per vari motivi.

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