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[LIBRI] Premio Pulitzer per la narrativa

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  • Akimina
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    Di Powers ho letto solo Il tempo di una canzone che è stato deludente. Mi incuriosiva anche Il fabbricante di eco, ma a questo punto mi documento anche su quest'altro.

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  • Chetenefrega
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    Premio Pulitzer del 2019: Richard Powers per "The Overstory".
    Ho casualmente sentito parlare dell'autore e del libro da qualche parte... devo trovare un modo di procurarmelo,perché sembra interessante.

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  • Vaniglia
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    uffazza

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  • Akimina
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    Originariamente postato da Vaniglia View Post
    Andiamo a caccia

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    Trovato niente, decisamente è poco diffuso.

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  • Chetenefrega
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    Uh,bello sto topic... giusto ieri sera stavo raccogliendo info su questo premio e chi lo ha vinto in passato per vedere se ne conosco qualcuno (di nome).

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  • Vaniglia
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    Andiamo a caccia

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  • Akimina
    replied
    Qualche notizia che sto raccogliendo or ora...
    A dispetto del cognome, Whitehead è uno scrittore americano di colore nato nel '69. i suoi romanzi tranne quest'ultimo sono stati tradotti in italiano con i seguenti titoli:
    L'intuizionista (The Intuitionist) (1999) - edizione italiana: Mondadori, 2000
    John Henry festival (John Henry Days) (2001) - Minimum fax, 2002
    Il colosso di New York (The Colossus of New York) (2003) - Mondadori, 2004
    Apex nasconde il dolore (Apex Hides the Hurt) (2006) - Mondadori, 2007
    Sag Harbor (2009) - Mondadori, 2010
    Zona uno (Zone One) (2012) - Einaudi, 2013
    La nobile arte del bluff (The Noble Hustle: Poker, Beef Jerky & Death) (2014) - Einaudi 2016


    Poco presente ma abbastanza apprezzato su anobii, soprattutto per John Henry festival.

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  • Akimina
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    Habemus pulitzer!
    Vince il romanzo The Underground Railroad Colson Whitehead, già vincitore del National Book Award. Gli altri finalisti sono Imagine Me Gone di Adam Haslett e The Sport of Kings di C. E. Morgan.

    Nescio sed fieri.

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  • Sheila Carter
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    Mai sentito. Comunque ho iniziato a leggere Tutta la luce che non vediamo e lo trovo davvero noioso. Infatti procedo a fatica e molto lentamente.

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  • grey21
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    Forse ci era sfuggito.
    Il Pulitzer di quest'anno è stato vinto da "The sympathizer" di Viet Thanh Nguyen

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  • Sheila Carter
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    Nonostante abbia la solita ambientazione trita e ritrita mi incuriosisce.

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  • Akimina
    replied
    Ieri è stato assegnato il premio pulitzer per la narrativa al romanzo Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr.



    È il 1934, a Parigi, quando a Marie-Laure, una bambina di sei anni con i capelli rossi e il viso pieno di lentiggini, viene diagnosticata una malattia degenerativa: sarà cieca per il resto della vita. Ne ha dodici quando i nazisti occupano la città, costringendo lei e il padre a trovare rifugio tra le mura di Saint-Malo, nella casa vicino al mare del prozio. Attraverso le imposte azzurre sempre chiuse, perché così impone la guerra, le arriva fragorosa l'eco delle onde che sbattono contro i bastioni. Qui, Marie-Laure dovrà imparare a sopravvivere a un nuovo tipo di buio. In quello stesso anno, in un orfanotrofio della Germania nazista vive Werner, un ragazzino con i capelli candidi come la neve e una curiosità esuberante per il mondo. Quando per caso mette le mani su una vecchia radio, scopre di avere un talento naturale per costruire e riparare questi strumenti di fondamentale importanza per le tattiche di guerra, un dono che si trasformerà nel suo lasciapassare per accedere all'accademia della Gioventù hitleriana, e poi partire in missione per localizzare i partigiani. Sempre più conscio del costo in vite umane del suo operato, Werner si addentra nel cuore del conflitto. Due mesi dopo il D-Day che ha liberato la Francia, ma non ancora la cittadina fortificata di Saint-Malo, i destini opposti di Werner e Marie-Laure convergono e si sfiorano in una limpida bolla di luce.

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  • Vaniglia
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    ah ok. be' sarà vero, dai.
    sono due opinioni piuttosto studiate.

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  • Akimina
    replied
    boh. forse 900 pagine sono troppe e quindi fino alla fine uno si scazza.
    ecco qualche opinione che mi dà da pensare:

    "Piatto, prolisso e noioso romanzo di stampo dickensiano: nella mole (892 pagine) e nella trama, (un adolescente si ritrova orfano e sperduto a New York per poi essere adottato da una ricca famiglia di Park avenue. A ricordarle la madre solo un piccolo quadro che lo porterà a scontrarsi con criminali e collezionisti d’arte, e finanche con l’amore). Non fosse che in vita mia non ho mai letto un romanzo dickensiano anche solo lontanamente all’altezza dell’autore che scrisse Casa desolata, Il nostro comune amico, Dombey e figlio, Le due città e Grandi speranze, per citarne solo alcuni."

    Picchi di genio e lande di desolazione

    Un inizio fulminante che si protrae per oltre 400 pagine dove viene descritta la vita decapitata di un bimbo di 11 anni rimasto senza madre , tanta amata quanto bella e delicata. Donna Tartt da il meglio tra le 400 e 650 pagine del suo lunghissimo racconto, aspetti meno interessanti quelli delle droghe e delle cattive frequentazioni. Il finale lascia l'amaro in bocca , la vita assume una concezione leopardiana. I ricordi vivranno nel tempo.

    per essere uno dei 5 libri dell'anno (di fiction) del NYT, incluso in tutte le classifiche delle migliori novità del 2013 stilate da lettori e recensori.
    un romanzo di formazione che evidentemente omaggia dickens, ma ricorda e cita tantissimo altro, da salinger a bret easton ellis. complessivamente mi sembra molto più forte la prima parte del libro, quella ambientata a NY durante l'infanzia del protagonista.
    meno riuscita secondo me la parte centrale, quella in cui l'azione si sposta a las vegas, e davvero molto molto scontato qualche passaggio della trama. le pagine finali però sono davvero il colpo di grazia.

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  • Vaniglia
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    La trama è avvincente, forse è piatto lo stile che magari non è all'altezza di una trama pretenziosa?

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